lunedì 12 ottobre 2009

Ricerca Inutile

Le fredde tempestose giornate delle Highlands scozzesi non sono minimamente paragonabili con il clima mite dell’Italia meridionale, ma i miei studi e le mie ricerche mi hanno spinto, dopo lunghi soggiorni nella repubblica Ceca, in Romania e in Germania, ad acquistare un antico maniero risalente al periodo medioevale nei pressi d’Inverness, dove in questo momento risiedo.

Queste lunghe peregrinazioni mi sono state rese possibili per via della prematura morte dei miei genitori e delle speculazioni sia edilizie sia commerciali, durante il boom economico italiano negli anni cinquanta, del mio compianto padre.

Grazie alla cospicua eredità e oculate manovre finanziarie riuscì a procurarmi un generoso vitalizio senza dover essere continuamente occupato nelle gestioni delle mie proprietà.

Purtroppo i miei viaggi a scopo scientifico mi hanno privato delle gioie della vita e il mio carattere riservato mi ha impedito di partecipare alla lascivia e alla mondanità che avrebbero riempito la mia giovinezza. Ormai, canuto e non più vigoroso, disprezzo il successo e il lusso e preferisco godermi i semplici piaceri che può portare lo scoppiettio delle braci.

Comprai il castello da un nobile inglese che conobbi a Praga, anche questo gentiluomo si trovava nella città per studiare le pratiche d’alcuni alchimisti vissuti nel settecento, ma entrambi rimanemmo delusi dalle conoscenze approssimative che riuscimmo ad apprendere.

Rincontrai lo studioso a Berlino, mentre cercavo un volume assai raro: il “Necronomicon” nella versione latina di Wormius. Egli, non solo mi promise di cedermi il tomo assieme ad altre rarità, ma mi propose di acquistare, per una ridicola somma, la sua residenza in Scozia. L’ inglesotto fu costretto a compiere quest’idiozia per colpa di alcuni debiti contratti al gioco d’azzardo e non sapendo come racimolare l’ingente cifra, per le sue misere possibilità, si rivolse a me conoscendo l’interesse per le scienze occulte che in passato ci aveva legato.

Mi ritrovai così a completare le mie ricerche nel desolato nord della Scozia.

Il maniero versava in pessime condizioni e fui obbligato ad immediati interventi di ristrutturazioni. Mi concentrai soprattutto sul restauro della biblioteca, situata in cima alla torre. Lo studio fu posto nel piano sottostante insieme alle mie stanze, mentre il resto della magione fu messo a disposizione della servitù e d’eventuali ospiti.


Lo scoppiettio della legna che arde nel caminetto assorbe completamente la mia attenzione e il cognac di ottima annata nel mio calice ammazza gli ultimi residui di lucidità.

Il mio io più profondo viene trasportato nel vortice del tempo, prima verso antiche civiltà, poi verso future popolazioni extraterrestri. Visito immense costruzioni monolitiche dove sono compiuti riti blasfemi, vedo creature dalle forme orrende e indescrivibili la cui sola vista potrebbe portare alla follia un uomo di sana e robusta costituzione o fibra.

Un improvviso tonfo sordo ridesta la mia attenzione.

Mi guardo attorno invano, poiché oggi, oltre a me, nel maniero non c’è nessuno, infatti, è il giorno libero della servitù.

Osservo fuori della finestra, ma la fitta nebbia mi impedisce di vedere oltre la ringhiera del balcone.

Decido di tornare a sedermi vicino al focolare per essere riabbracciato dal suo tepore, quando il mio sguardo cade su un tomo poggiato sul pavimento davanti alla mia amata libreria.

Mi accingo a raccoglierlo per ricollocarlo nella sua nicchia, ma, a una più attenta analisi della copertina, mi accorgo che quel volume non mi appartiene. Osservo attentamente gli scaffali ricchi di libri di ogni sorta e noto che non vi è spazio per quello caduto.

Un timore ancestrale mi attanaglia le viscere, non riesco ad avvicinare le mie mani a quel oggetto all’apparenza inanimato, una goccia di sudore freddo percorre la mia schiena. Centinaia di dilemmi trafiggono la mia mente come una freccia scagliata da un centauro. La curiosità sconfigge la paura e mi ritrovo il tomo tra le mani. Accarezzo la copertina, contemplo la rilegatura, assaporo l’odore stantio delle pagine.

È un’opera di splendida manifattura degna dei più bei lavori del miglior monaco amanuense.

Mi colpisce subito il titolo, impresso a fuoco nella pelle, “De Inutile Investigatione”, invece l’autore, scritto con la medesima tecnica, è “Messor”.

Il libro mi angoscia e sono riluttante ad aprirlo, ma una forza inconscia mi spinge a sfogliarlo.

Sono tutte pagine bianche, nulla vi è scritto. Lo richiudo.

Una voce interiore mi suggerisce di leggere l’ultima pagina, non riesco a resistere a quel impulso.

Lo scritto inizia con una squisita lettera miniata rappresentante la lotta tra un demonio e un angelo, in cui l’ignobile cornuto con un ghigno rivoltante sopraffa l’esile piumato.


Giunge, ormai infine,

Il tributo agognato,

L’ ora della tua fine.


A me verrà pagato

Ciò che mi è dovuto

Per aver tanto cercato


Quello che senza muto

Accordo, tu alfine

Hai davvero voluto.


Queste oscure parole mi lasciano perplesso, ma quelle a piè di pagina mi terrorizzano: “Vengo a prendermi la tua anima”.

Chi mai potrebbe scrivere parole tanto orribili?

Chi mai potrebbe odiarmi tanto da volere la mia vita?

Sono assalito da mille dubbi.

La stanza sembra ingrandirsi e diventare sempre più buia, i fulmini mi mostrano ombre dietro a ogni angolo.

L’ unico suono che riempie il silenzio è il mio respiro sempre più affannoso.

Thud thud. Sento un rumore di passi.

È assurdo, in casa non c’è nessun altro oltre a me.

I sinistri suoni aumentano d’intensità.

Che sia il mio aguzzino venuto per prendersi ciò che è suo di diritto?

Non è possibile, nulla può essersi risvegliato da abissi indicibili.

I passi si avvicinano, sono quasi alla porta.

Non mi avrà mai, l’unica mia salvezza è la finestra.


Signore posso entrare, vista la giornata fredda sono rientrato prima e mi sono permesso di preparale un tè. Come mai la finestra è spalancata? Signore?”


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