martedì 28 luglio 2009

Allucinogeni?

Il periodo “post traumatico” dell'eccelso scribacchino, nonché indiscutibile autore, è, forse, analizzando analiticamente e analogamente gli altri travagliati periodi, quello più oscuro e tetro, quello che sfugge alla comprensione più approfondita, quello più adirato e iroso. Manca la biografia di questo momento, Aligolok Barganov non lasciò appunti sulla sua vita precedente il viaggio in Francia, così si possono solo fare supposizioni sulle sofferenze patite in patria, si romanza e si fantastica di un'esistenza votata all'eccesso e al decesso, all'odio e al rammarico, fors'anche dedicata all'amore e al piacere.

Soltanto le sue parole enigmatiche, sibilline, cassandriche restano del suo pensiero, mirabolanti accese figure descrivono l'operato del fachiro della penna, ostiche rime petrose e dolci suoni onomatopeici colgono l'animo del procrastinato poeta. Soltanto ascoltando questi lasciti possiamo comprendere appieno ciò che quest'otre di accortezza avrebbe potuto dire, se solo avesse voluto.

Lo scritto proposto trasuda tutta la sofferenza, l'angoscia e il dolore che il chirghiso prova in seguito a chissà quale evento: Visione

ti ho visto nella solitudine

splendida immagine d'irrealismo

ti ho visto nell'inquietudine

bellezza piena di magnetismo

ti ho visto nella consuetudine

meravigliosa visione d'empirismo

ho sbattuto le palpebre

non c'eri più.


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